Il trader è destinato al fallimento?

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Spesso infuria sul forum di Finanzaonline la polemica fra chi ritiene che il sia una specie di gioco truccato in cui vince sempre il banco e in cui, quindi, il trader è destinato comunque a perdere indipendentemente dalla preparazione e dalla competenza acquisite e chi, al contrario, crede che il sia un vero e proprio lavoro, anzi una vera e propria attività imprenditoriale, e come tale finisca col premiare col successo solo chi la affronta con la massima dedizione e senza lasciare nulla al caso.
Nonostante questi ultimi possano vantare diversi concreti esempi di successo, a volte anche di grande rilievo, sembrano non esistere argomentazioni utili a convincere il primo gruppo.
Ed è proprio in questa resistenza ad accettare la realtà di un’esperienza diversa dalla propria che risiede la natura del vero problema, il principale punto debole, dei cosiddetti scettici: in una impostazione psicologica ed in una struttura di credenze e convinzioni assolutamente inadatte a portarli al successo. E, spesso, non solo nel trading ma in qualsiasi attività che comporti un elevato rischio d’impresa e un impegno superiore alla media.
E’  facile comprendere come ritenere impossibile ciò che non si riesce personalmente a fare sia un sottoprodotto illogico dell’orgoglio umano ed anche chi scrive sarebbe orgogliosamente portato a ritenere che non si possa progettare un veicolo capace di andare nello spazio, sulla base delle proprie competenze, conoscenze e frequentazioni personali, eppure sappiamo tutti bene che non è così.
In realtà ci troviamo di fronte alla tipica contrapposizione fra trader perdente e trader vincente, così riassumibile:

il primo si deresponsabilizza attribuendo al mercato la “colpa” del proprio fallimento, e quindi rifiuta di compiere il percorso tecnico ma sopratutto psicologico che porta al successo, non solo nel trading ma in tutte le realtà imprenditoriali;

il secondo accetta pienamente e ad un profondo livello di coscienza e consapevolezza la responsabilità dell’esito del proprio agire, preparandosi tecnicamente e psicologicamente e sapendo che il mercato è un contesto difficile che richiede massimo impegno.

Dati certificati provenienti dagli Stati Uniti, controllati da un organismo governativo corrispondente alla nostra Consob, quantificano nel 75% del totale dei traders, o presunti tali, coloro che prima o poi bruciano il conto e quindi falliscono. Quelli che guadagnano e quelli che non perdono arriverebbero, tutti insieme, al 25%. E’ un dato legato al Forex, peraltro mercato non facile, ma viene ritenuto tipico e quindi estensibile a tutti i mercati. Ovviamente la percentuale di chi diventa ricco grazie al trading è molto più bassa del 25% che, ripeto, comprende anche chi non perde, chi guadagna ma poco, chi guadagna bene, chi riesce a viverci e chi si è arricchito. E’ credibile che quest’ultima categoria non superi l’1% o al massimo arrivi 2% del totale.
La cosa che molti sottovalutano è che sono dati più o meno sovrapponibili a quelli che si ottengono quando si va a verificare quanti novelli imprenditori falliscono o non guadagnano e quindi vengono presto espulsi dal mercato. Quante persone conosce ognuno di noi che, avviata un’attività imprenditoriale, si siano arricchite? Molto poche, certamente. La maggior parte chiude o fallisce, una piccola percentuale riesce a viverci dignitosamente, ed una ancora più piccola riesce a sfondare.
Il che rafforza l’idea che la stragrande maggioranza dei “wanna be traders” non guarda al trading per quello che è, e quindi un vero e proprio lavoro e per giunta abbastanza difficile, e affronta il mercato senza preparazione pretendendo però di guadagnare. Per poi prendersela col mercato stesso una volta che ne sia stato malamente espulso.
Il trading viene, da queste persone, spesso avvicinato a un Casinò. Nonostante nel trading rivesta una fondamentale importanza l’aspetto probabilistico il trader però può, con lo studio del mercati e l’analisi delle variabili coinvolte, garantirsi quello che dai professionisti viene chiamato “edge”, e che consiste in un vantaggio in termini statistici derivante a suo favore da una superiore conoscenza delle dinamiche del mercato e dall’elaborazione di un efficace piano operativo di trading (automatico o discrezionale). A questo vanno affiancati un sistema di credenze ed una fiducia nelle proprie capacità che è tratto tipico di tutti i top traders, ed una ferrea disciplina che non deve risentire nè di una serie di perdite nè, tantomeno, di una serie di successi. Entrambe queste eventualità portano a eccessi di paura e di fiducia che il mercato fa pagare molto cari.
La strada verso la realizzazione personale raramente è semplice e dorata, molto più spesso richiede sacrificio, abnegazione ma anche una incrollabile Fede in un esito positivo.
E’ verso chi sente di volerla percorrere che questo blog si rivolge, con simpatia ed ammirazione.
In bocca al lupo.

 

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Il trader è destinato al fallimento?, 9.0 out of 10 based on 20 ratings
  1. Price Action, l’azione del prezzo
  2. Trading, esiste il Santo Graal?

Commenti (n° 3)Commenta

  1. purtroppo il trading è come andare al casinò e poi dare per prima cosa retta a cosa scrivono i giornalisti sia sui giornali e su internet perchè quando leggi una notizia già arrivi x ultimo chi è quel scemo che ti scrive che un certo titolo salirà? quando lo scrive chi le ha detto di scri :evil: verlo loro stanno già vendendo magari non lo stesso giorno ma cominciano dal secondo, come l’euro pensate che i problemi sian finiti?? intanto 2 giorni sale e 2 scende è li che subentra il gioco del casinò uno pensa adesso farà tre giorni è la volta buona così ti lasci prendere dal vizio del gioco non ragioni + e lo prendi in quel posto.. mi sbaglio forse???

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  2. Price Action scrive:

    falci60@finanza,

    Ciao Falci60,

    è ovvio che se ti affidi ai giornali per decidee come operare in Borsa ti metti da solo in una situazione complicata, forse peggio che andare al Casinò, con la differenza che non ti diverti neppure… Stessa cosa se operi senza ragionare o senza una strategia impostata prima di aprire i trades.
    Nell’articolo si incita ad agire proprio in maniera opposta.

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  3. La strada verso la realizzazione personale raramente è semplice e dorata, molto più spesso richiede sacrificio, abnegazione ma anche una incrollabile Fede in un esito positivo.
    E’ verso chi sente di volerla percorrere che questo blog si rivolge, con simpatia ed ammirazione.
    In bocca al lupo.

    ciao , e grazie per l ‘ incoraggiamento per chi ha deciso, come me , di intrapprendere questo percorso , da dilettante , leggendo e studiando e ragionandoci molto e dedicandoci tanto tempo e facendo tanti errori

    ti seguiro’ volentieri ,
    un saluto

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